In breve
Nel novembre 2018 la critica e curatrice Barbara Martusciello ha dedicato su art a part of cult(ure) una lunga conversazione alla mia formazione e a Tales of Humans in a Landscape. L’intervista è un documento critico importante perché descrive con precisione il passaggio dalla fotografia professionale e di moda a una ricerca artistica autonoma, fondata sul montaggio, sul colore e sulla relazione aperta tra essere umano e paesaggio.
Che cosa riconosce Barbara Martusciello nel progetto
Introducendo la serie, Martusciello la definisce quello che io reputo più maturo
e la colloca pienamente nel linguaggio dell’arte, distinguendola dal lavoro quotidiano nella moda. Non è un confronto gerarchico tra due ambiti: è il riconoscimento di due funzioni diverse dell’immagine. Nel lavoro editoriale la fotografia risponde a un incarico; in Tales of Humans in a Landscape costruisce invece una domanda che rimane aperta.
Le fotografie sono state realizzate in tempi e contesti differenti. Ritratti, periferie, interni, oggetti e paesaggi naturali vengono riuniti in forma di dittico o trittico. Non illustrano una storia già scritta e non offrono una spiegazione didascalica. Producono corrispondenze: una postura può richiamare l’andamento di una strada, una piega di un abito una frattura del terreno, uno sguardo una zona vuota dell’immagine accanto.
Dittici e trittici: un racconto affidato a chi guarda
Il titolo parla di racconti, al plurale, ma non impone una trama. La narrazione nasce nello spazio tra le immagini ed è completata da chi osserva. L’essere umano non è semplicemente collocato dentro il paesaggio: figura e luogo restano distinti, affiancati e reciprocamente interrogati. Per questo il progetto riguarda tanto il ritratto quanto il modo in cui costruiamo identità, memoria e appartenenza.
Questa struttura rende leggibile anche il metodo: ogni fotografia conserva la propria autonomia, ma il montaggio genera un significato ulteriore. Il lavoro non cancella l’origine documentaria degli scatti; la sposta dentro una composizione che appartiene all’arte contemporanea.
Il colore come soglia
Martusciello individua nel fondo cromatico un elemento decisivo e lo descrive come una cornice che non necessariamente chiude ma che evidenzia
. I colori sono poco saturi, talvolta prossimi a una tonalità neutra. Non servono a decorare il dittico né a imporsi sulle fotografie: creano una soglia percettiva, tengono insieme immagini lontane e dirigono lo sguardo verso le loro vibrazioni comuni.
Il colore diventa così una terza presenza, insieme alle figure e ai paesaggi. Introduce una qualità pittorica senza trasformare la fotografia in pittura e rende visibile il confine tra ciò che è dentro l’inquadratura e ciò che ne resta fuori.
Perché questa intervista conta ancora oggi
A distanza di anni, la conversazione conserva valore perché documenta dall’esterno la maturazione di un linguaggio e ne esplicita scelte, riferimenti e continuità. Per chi studia il lavoro o valuta un’acquisizione, una fonte critica firmata consente di andare oltre il curriculum: mostra come nasce una serie, quali problemi affronta e in che modo si distingue dagli incarichi commerciali.
La pagina Invest in Art raccoglie criteri di lettura, fonti e informazioni utili per conoscere il percorso prima di acquistare. La scheda dell’opera Tales of Humans in a Landscape documenta tecnica, formato, unicità, prezzo e disponibilità; le altre fotografie sono nella viewing room di fotografia d’arte. Il valore culturale e documentale non equivale a una promessa di rendimento finanziario: è la base per una scelta informata e personale.
