Riflessione d’autore · Pittura · The Gold Standard

Una riflessione d’autore sul nuovo ciclo pittorico: tele che ho quasi esitato a dipingere, figure solitarie, sedie e stanze attraversate dall’oro.

The Gold Standard: la misura dell’umano

Massimo Scognamiglio riflette su The Gold Standard, il nuovo ciclo in cui la pittura torna alla sintesi e l’oro diventa misura di bellezza, potere, violenza e fragilità umana.

The Gold Standard di Massimo Scognamiglio, figura solitaria in una stanza con superfici dorate

Ho chiamato questo nuovo ciclo The Gold Standard. Non soltanto perché l’oro attraversa gli spazi, ma perché cercavo una misura: la ratio delle cose, il punto fragile nel quale la nostra breve vita prova a confrontarsi con l’eternità.

Quasi non dipingere

Ho lavorato per la maggior parte su tele pregiate che, all’inizio, non ho quasi dipinto. Le trovavo già nobili e belle. Coprirle sarebbe stato facile; ascoltarle era più difficile. Ho lasciato che la trama restasse visibile e che la pittura vi entrasse senza cancellarla, come una presenza che non pretende di possedere tutto lo spazio.

È un gesto di sottrazione, ma non di rinuncia. Dopo anni di esplosione simbolica, densità e accumulo, ho sentito il bisogno di tornare alla sintesi. Alcune immagini riprendono domande che avevo aperto quindici anni fa nel Ciclo delle Stanze; oggi le guardo con un’altra sensibilità e le spoglio ancora. Anche il rapporto fra immagine esistente e intervento manuale, centrale negli Strappi, ritorna qui in una forma diversa: non più lacerazione, ma ascolto della superficie.

Lo spazio si svuota per lasciare affiorare una purezza che prova a trattenere, e a incidere, il vuoto esistenziale del presente.

Una stanza che è anche cielo

Le figure sono sole. Accanto a loro restano una sedia, poche linee, l’angolo di una stanza. Eppure quello spazio chiuso può essere anche cielo. Mi interessa il momento in cui uno sguardo o una posa, dentro un’architettura quasi vuota, collega l’infinito dell’universo alle piccole cose della nostra vita.

La stanza non descrive una casa. È una condizione mentale. La sedia non è soltanto un oggetto: è attesa, possibilità, assenza, forse il posto di qualcuno che non è ancora arrivato o che se n’è già andato. La figura non occupa il centro per dominare il quadro; spesso sembra piuttosto misurata dal vuoto che la circonda.

Questa attenzione alla dimensione psicologica della figura attraversa da tempo la mia ricerca tra pittura, fotografia, video e performance. Una sintesi indipendente del percorso è disponibile anche nella voce biografica su Wikipedia.

L’oro al posto dell’umido

In altre stanze avevo lasciato emergere tracce di umidità, ferite, zone morte. Qui compaiono chiazze d’oro. Non sono una riparazione e non vogliono rendere prezioso ciò che non lo è. L’oro è malleabile e contraddittorio: bellezza, potere, desiderio, violenza. Può essere luce e ricchezza, ma anche superficie che seduce e nasconde.

Per questo il titolo non indica soltanto un colore. The Gold Standard è la domanda su ciò che ci definisce uomini e donne. Qual è la nostra misura quando l’anima si confronta con il tempo, con il limite del corpo e con l’indifferenza dell’universo? L’oro non risponde. Riflette, cambia con la luce, costringe lo sguardo a spostarsi.

Ritornare non significa ripetere

Queste tele rileggono lavori di circa quindici anni fa, ma non cercano di ricostruirli. Tornare su una forma significa verificare che cosa è rimasto vivo e che cosa può essere abbandonato. Nella personale Strappi e profezie, raccontata da Exibart nel 2021, tele del 2008 convivevano con opere su carta più recenti: già allora il tempo del lavoro non procedeva in linea retta.

Oggi la pittura è più scarna. I personaggi restano vulnerabili, ma il quadro concede loro più aria. Il fondo non è uno sfondo: è materia, resistenza, silenzio. Ho voluto che ogni segno dovesse meritare la propria presenza.

Una misura, non un prezzo

La parola standard può far pensare immediatamente al valore economico. Qui indica prima di tutto un criterio interiore, una misura impossibile e necessaria. Il mercato appartiene alla vita concreta delle opere, ma non esaurisce la ragione per cui vengono dipinte.

Una lettura esterna del ciclo, con riferimenti al percorso e al contesto del collezionismo, è pubblicata da Acquistare Arte. Un ulteriore approfondimento è disponibile su Vasari Codex. Sul sito dello studio si possono invece seguire i percorsi della ricerca, consultare le opere documentate e tornare alla mia precedente riflessione, Il corpo dipinto non è mai soltanto un corpo.

Ciò che resta

The Gold Standard nasce da questa riduzione: lasciare una figura, una sedia, una stanza e l’oro. Togliere abbastanza perché il quadro non spieghi, ma continui a domandare. Se esiste una misura dell’umano, forse si trova proprio nella distanza fra la nostra finitezza e ciò che continuiamo a immaginare come infinito.

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